viaggio

Dormire, per caso, presso l’Asilomar Conference Ground, nella riserva marina a Pacific Grove

Mentre cercavo su internet una stanza dove passare la notte durante il nostro viaggio a Monteray, mi è caduto l’occhio su una struttura immersa nel bosco che aveva un prezzo accettabile. Da queste parti i prezzi sono abbastanza alti e, quindi, una volta controllato che il posto esistesse davvero e non fosse irraggiungibile o lontanissimo dal percorso che volevamo fare, ho proceduto con l’acquisto.

So che è strano, ma ultimamente – e con ultimamente intendo da almeno 5-6 anni, mi sono stancata di sapere tutto dei posti che andrò a visitare. Ricordo con gioia i tempi in cui programmavo i viaggi con le mie amiche (<3) in modo quasi maniacale, ma adesso proprio non mi va. Preferisco lasciare molti buchi e spazio, molto spazio, allo stupore e alla scoperta. In realtà un po’ mi manca sapere tutto , anche perché un po’ di cose te le perdi in questo modo, ma… non importa, in questo spazio-tempo va così.

Tutto questo per dire che non avevo idea di cosa avrei trovato quando ho prenotato la nostra stanza presso l’Asilomar Conference Ground. E tutto questo per dire che sono stata felicissima nel trovarmi in una struttura ricettiva diffusa, costituita da diversi edifici immersi nel bosco e collegati da sentieri e marciapiedi in mattoncini gialli.

L’Asilomar, Rifugio vicino al mare, progettato da Julia Morgan  secondo i dettami del movimento dell’Arts and Crafts, venne costruito nel 1913  come sede di campi estivi del movimento dello YMCA (this is the spirit of…).

Gli edifici sono vari e differenti, alcuni hanno vista diretta sulle dune, altri sono immersi nel bosco. Alcuni hanno stanze più grandi, altri, e questo è stato il nostro caso, hanno spazi comuni con divanetti e grande camino da condividere con gli altri ospiti della ‘casa’.

Dopo aver posato le valigie siamo scesi verso l’Oceano e abbiamo visto altri spazi che rivelano la natura comunitaria di questo posto: la grande stanza per le colazioni e i pranzi, edifici per conferenze e meeting, sedie e panche per scaldarsi vicino al fuoco.

Poi, ecco che davanti a noi si è aperto il paesaggio delle dune di sabbia, punteggiate dalla vegetazione costiera: verbene e altre specie autoctone con le loro foglioline perfette dai nomi a me sconosciuti-  Yellow sand and Pink verbena, Tidestrom’s lupine, Tidestrom’s lupine-, piccoli arbusti fermamente attacati al suolo, tronchi piegati dal vento.

Niente pioggia, nonostante le previsioni fossero pessime, ma il vento soffiava forte e a tratti portava dall’Oceano qualche goccia salata sulle nostre teste, giacche, scarpe, mani…

Franky e Carmen Sofia hanno giocato sulla sabbia, si sono arrampicati sui tronchi portati a riva dalla marea, qualcuno si è tolto scarpe e calze per testare la temperatura dell’acqua….

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Tornando abbiamo riattraversato le dune e ci siamo fermati a leggere utili informazioni sulla fauna della zona. Da queste parti si possono fare incontri di diverso tipo, tra cui con i Mountain Lions…

Per fortuna noi  non abbiamo visto nessun ‘gattone’ così li abbiamo rinominati con Carmen Sofia. Ma risalendo verso casa abbiamo incontrato quattro cerbiatti. Al nostro passaggio non ci hanno degnato di uno sguardo e non sono scappati.

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Questa è casa loro.

postilla 

 

Dopo cena siamo tornati in stanza e ci siamo fermati un po’ davanti al fuoco.  C’era una famiglia numerosa che arrostiva patate e funghi nella carta stagnola mentre giocavano sui tavolini: le figlie facevano una partita a carte, i papà si sfidavano a backgammon, c’erano anche una bambina sui sei anni che ha preso subito in simpatia Carmen Sofia e la sua mamma. Non erano americani, questo si vedeva, erano due famiglie iraniane, che abitano a San Josè da circa dieci anni.

Noi ci siam messi a chiacchierar con Niki, mentre sua figlia disegnava con Carmen Sofia. Abbiamo parlato dell’Italia, del nostro trasferimento e hanno accennato al loro. La sua figlia più grande fra poco dovrà andare al college e si vedeva che era molto orgogliosa ed emozionata.  Mi ha spiegato che lei non ha potuto laurearsi perchè in Iran solo i musulmani potevano accedere all’istruzione universitaria.

‘Ah, non lo sapevo e che che religione professate?’- le ho chiesto

Lei: ‘Bahà’i ‘    

Noi: ‘????’

C’è sempre qualcosa da imparare…. non avevamo idea di che religione si trattasse! Ho fatto qualche domanda -particolarmente stupida, tra l’altro, tanto che poteva sembrare una barzelletta- tipo: è una religione monoteistica? c’è un testo sacro? c’è un profeta? (‘che, c’avete un libro? che, c’avete un profeta? e una chiesa? e ogni quanto vi trovate?).

Da quanto abbiamo capito è una fede che predica ‘l’unità’: unità di Dio, della religione, dell’umanità. (Una volta in camera abbiamo sbirciato su google qui e abbiamo avuto conferma che la religione in questione esiste).

Non ci siamo addentrati in discussioni teologiche , ci è bastata la pratica. Ci siamo seduti vicino a loro e abbiamo piacevolmente passato la serata condividendo patate al trapper, arance, dolci al pistacchio, fogli e colori, e qualche storia.

Carmen Sofia e Rona hanno fatto bellissimi disegni che poi si sono scambiate.

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