Silicon City · Spazi da legare

Le palme di Las Palmas Park

Da quando Salvatore ha deciso di giocare OGNI domenica a calcio (sì, col numero 10…), noi stiamo ricominciando a fare il tour dei parchi giochi.

La scorsa domenica è stata  la volta di Las Palmas Park, un parco di grandissime dimensioni in Sunnyvale, non troppo lontano da casa. Realizzato nel 1971 e rimodernato nel 2013, offre uno spazio gioco per bambini, uno spazio gioco per toddler (cioè bambini di 1 o 2 anni, che si muovono da soli ma non così bene da potersi arrampicare su una scaletta di corda o essere lasciati soli a 2-3 metri di altezza), campi da tennis, area pic nic, prato libero, area giochi d’acqua, spazio coperto multifunzionale con bagni.

Arriviamo molto presto e non c’è ancora nessun bambino.

Da lontano vedo uno scivolo altissimo a tubo, collocato su una sorta di isolotto di palme, anche loro altissime.

Tutto attorno un laghetto, fortunatamente senza acqua, da cui affiorano mini moai, riproduzioni delle famose teste dell’isola di Pasqua.

Mi piacciono questi parchi ‘a tema’, come quello di Mariposa a Mountain View, o il mitico Seven Seas Park. Parchi in cui, girando, trovi tracce di un tema che si è voluto sviluppare, e non semplicemente i soliti due scivoli e le due altalene. Qui a Las Palmas il tema è quello delle isole polinesiane e dell’Isola di Pasqua: palme, lucertolone, isole, isole, statue, navi, velieri, tronchi di alberi cavi.

Un gruppo di una decina di pappagalli verdi vola sopra le nostre teste.

I bambini si divertono un mondo, soprattutto Carmen Sofia, dato che Franky  ancora non riesce ad arrampicarsi.

Al momento, sempre fortunatamente, l’area dove ci sono i giochi d’acqua è spenta. Sul sito leggo che si può richiedere di accenderla chiamando e pagando in anticipo. Ma a noi, e con noi intendo a me, va bene che oggi non ci siano zampilli d’acqua.

L’aria si fa più calda e il parco inizia ad animarsi.

Tetti e Senzatetto

C’è una mamma che sta allestendo i tavoli per la festa che ha organizzato per la figlia. Stende le tovaglie di plastica e intanto ascolta un signore sulla cinquantina che fino a poco prima dormiva indisturbato sulla panchina. Si tratta probabilmente di un senzatetto, poco dopo si avvicina alla fontanella e si fa la barba. Prende il suo carrello e va via.

Mentre con i bambini stiamo mettendo a punto  un percorso difficilissimo, fatto di scivolate, salti, corse e capriole, si ferma  vicino a noi un signore e si mette in ascolto.

Lo saluto due o tre volte per poi scoprire che è rumeno ed è qui a Sunnyvale da tre settimane. La sua famiglia, invece, è a Miami, città che però non gli piace: ‘Fa troppo caldo’. Mi dice che qui per ora si trova bene, anche se la mattina fa freschetto (ovviamente non ha detto freschetto…). Forse sentendo la lingua neolatina sperava di ritrovare un suo compaesano. Mi chiede da dove veniamo. Mi dice che ha vissuto a Trieste. Non ho capito se è venuto in California per cercar fortuna, o se si trattava di un altro senzatetto…

Qui ce ne sono tanti. Certo non ci sono i numeri di San Francisco, dove interi quartieri della città ospitano tende, accampamenti, dove ci sono strade in cui gli homeless sono distesi praticamente ogni due metri, però anche qui si vedono tracce di questo fenomeno- squilibrio sociale che in tutti gli Stati Uniti coinvolge mezzo milione di persone.

Qui si tratta, per lo più, di senzatetto solitari. Li vedi alle fermate degli autobus, qualcuno in biblioteca, vicino a qualche supermercato. Nei parchi.

Arrivano altri bambini, altre famiglie. Inizia a fare caldo. Andiamo a vedere che combina Salvatore.

Case e Chiese

Mentre andiamo verso il campo da calcio, vedo che nella struttura all’entrata del parco si stanno radunando delle persone e hanno un piccolo tavolo con bevande, biscotti, ciambelle.

Coi bimbi mi avvicino e vado a vedere di che si tratta (son curiosa, che ci posso fare).

Come avevo intuito si tratta di un gruppo di una Chiesa. Una delle tantissime chiese non affiliate che esistono in America, che per motivi a me non noti (ma intuibili) la domenica affitta questa struttura per pregare e fare la messa.

Molto spesso qui in America queste chiese organizzano per i bambini delle attività ad hoc. A volte si tratta di un vero e proprio catechismo, altre, come in questo caso, semplicemente predispongono dei tavoli con colori, didò, giochi vari.

Come nelle altre chiese che ho visto in questi mesi, c’è una grande partecipazione. Il pastore suona la chitarra e canta. Poi si ferma per leggere un passo della Bibbia. Poi canta ancora.

Mentre li guardo tutti, così contenti e assorti nel loro canto e nella loro preghiera, penso a quanto l’uomo abbia, in modi sempre diversi, bisogno di ritagliarsi un momento per pensare al divino.

Il passo letto era quello di Abramo. «Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria
e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. (…) ».

Salvo ha finito la partita. Ha detto che ha fatto anche gol.

Noi salutiamo e ce ne andiamo.

 

 

 

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