resistenze · Resistenze calabre-ioniche

Tu chiamalo MuSaBa

Ci sono itinerari turistici degni di nota in Calabria? Può il turismo diventare volano di una rinascita di questa terra?

Non saprei. Ho sempre a mente quelle parole di Giancarlo De Carlo ‘Il turismo è l’anticamera del razzismo’ (questo negli appunti sparsi dei suoi ‘ Viaggi in Grecia‘), alle quali cerco puntualmente di dare senso e significato (invano, non ho ancora trovato modo di collegare tutti i puntini…).

Però, diciamocelo: attualmente in Italia siamo messi in una situazione in cui si potrebbe anche provare a investire sul turismo… no!?

Se così fosse, si potrebbe raccomandare a tutti coloro che decidono di fare un giro in Calabria e più precisamente lungo la costa Jonica, di fermarsi a Mammola e visitare il MuSaBa.

Siamo alle porte dell’Aspromonte, il paesaggio è quello dei monti alti e aspri fasciati dalla vegetazione dei toni del verde, e poi, giù a valle troviamo stesi i grigi e i beige della fiumara secca. Come se non bastasse da una cinquantina di anni corre su piloni di cemento armato un bel viadotto- superstrada.

Paesaggi d’Aspromonte

Ma proprio in questo panorama, a partire dal 1969 da Nik Spatari e Hiske Maas, attorno ai ruderi del complesso monastico di Santa Barbara e alla vecchia stazione abbandonata e dismessa della Calabro Lucana, hanno voluto mettere vite e colori in gioco.

Nasce così il parco-museo Musaba, un progetto ancora in corso, un ‘non finito’ che lascia spazio all’immaginazione dell’infinito.

Si entra da un cancello all’ombra del viadotto e si segue il sentiero tra i murales realizzati sotto la superstrada. Puntellano il sentiero delle sculture gigantesche, decorate con mosaici dai colori accesi e saturi che ricordano i parchi sinuosi di Gaudì, rivelando la natura speciale del posto in cui ci troviamo.

 

Camminare lungo il sentiero, proseguire verso l’alto

 

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Sedute
Mentre ci si arrampica ecco sculture decorate con mosaici variopinti

Si passa accanto al labirinto in costruzione, alla foresteria, alla vecchia stazione della Calabro Lucana, primo alloggio dei due fondatori, poi si sale, con gli occhi tesi a intravedere dove si nasconde la, così l’hanno ribattezzata, ‘Cappella Sistina della Calabria’.

In cima, il sentiero si fa pavimento liscio piastrellato, si fa giardino fiorito.

 

Il giardino

 

L’attuale dimora dei due artisti con sala esposizione annessa
Eccola la Cappella Sistina della Calabria

È certo anche questa una resistenza, talmente bella che ci si chiede come diavolo faccia a non far scintillare tutto quello che ha attorno, come diavolo sia possibile che solo da qualche anno sia iniziato a trapelare il suo nome in alcuni circuiti di divulgazione seria sulla storia e l’arte in Calabria (vedi il recente servizio del National Geographic, il programma ‘i dieci comandamenti‘ realizzato dalla Rai).

Forse la risposta sta in un aneddoto.

Dopo il nostro arrivo, giunge anche un pulmino da gita turistica semi organizzata. Legge quanto scritto all’ingresso, impreca, sghignazza e se ne va.
Lo scontento dato dal prezzo del contributo d’ingresso (8,oo euro a persona). Li  ritroveremo qualche chilometro più in là, al ristorante…

‘Non è facile avere un bel giardino, è difficile come governare un regno’

Ci tenevo a visitare questo luogo, e a portarci i bambini. Attualmente organizzano laboratori per le scuole, ogni anno arrivano artisti da tutto il mondo che contribuiscono all’immane lavoro di restauro del sito archeologico, prendendo parte a questo grande progetto collettivo

Sarebbe bello se diventasse uno di quei posti in cui andare per partecipare a laboratori d’arte, nei quali magari ci siano attività organizzate per tutti, tutti i giorni. Ovvio che per fare questo ci vogliono risorse (economiche, ma anche un certo coinvolgimento dei soggetti locali).

Ma, certamente, si può continuare a sognare in grande per questo luogo. Come hanno fatto i suoi fondatori.

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Il maestro Nik Spatari all’opera

 

Carmen Sofia all’opera: anche noi ispirati dai mosaici del Musaba

 

 

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One thought on “Tu chiamalo MuSaBa

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