resistenze

Catanzaro, vicoli e birre artigianali

Catanzaro, vicoli e birre artigianali

Amici dei semi di porpora…. lo so che ho trascurato la semina, ma da un mese circa siamo tornati in ‘patria’ e  temporaneamente soggiorniamo in Calabria.

Dopo una fugace visita nella Grande Milano, che in questi anni sta cercando di realizzare i progetti che sono nel cuore dei suoi cittadini da almeno 20 anni (sarà anche più veloce del resto di Italia, ma per me rimane, comunque, in ritardo), abbiamo intrapreso il viaggio verso sud…

E visto che mi si presenta l’occasione, vi aggiorno sulle meraviglie locali, e più precisamente dei territori attorno a Catanzaro e al Golfo di Squillace, ma forse mi sposterò anche un po’ più in giù… chissà.

Prima che Salvatore partisse ci siamo concessi una serata per il capoluogo, nonché sua città natale, per vedere o rivedere i quartieri e i vicoli della città alta, altissima.

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la tirannia dell’auto

Nonostante Catanzaro sia una città soffocata dal traffico e dalla presenza assidua della macchina, ha dalla sua parte il fatto di essere una città autentica, non (ancora) omologata alle altre città. Certamente c’è una commistione e un casino tutto italiano. Però rimangono ancora quegli angoli ‘veri’ che una certa contemporaneità tende a voler cancellare, o peggio, a riproporre edulcorati e asettici.

C’è da dire che il nostro giro turistico/nostalgico l’abbiamo fatto al calar della sera, momento pacifico, di resa generale. I vicoli erano semivuoti, i lampioni gettavano una luce calda tutt’intorno, il vento girava senza dare noia.

 

E mentre andavamo su e giù per i rioni della città (la filanda, Case Arse, i coculi) ogni tanto sbirciavamo dietro i portoni per vedere le meraviglie dei giardini interni. E di tanto in tanto ci trovavamo sul finire della città ad osservare tutto il territorio attorno.

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infinito

Dopo aver visto chiese, chiese, scale, scale, salite, portoni, furgoni, vecchi edifici che stanno crollando e che sono sorretti da pali ancorati in qualche maniera ad altri muri, c’è venuta fame. Io in realtà avevo fame da un po’.

Più precisamente da dopo che abbiamo gustato una birra – artigianale a chilometro zero o quasi, e rigorosamente calabra- da Rizzi’s.

Direi che questa è un esempio tipico di resistenza che sta funzionando, che sta facendo ‘passare’ la corrente, dando energia ad un bel circolo virtuoso che mette in moto produzioni locali, giovani, idee e città. La storia non è nuova, ma una scommessa è certo stata la sua localizzazione qui in città alta, città che da quando l’Università è stata spostata a Catanzaro Lido (alla Marina), è sempre più vuota e sembra senza speranza.

panino giusto

Eppure chi ha visto tante città e la loro evoluzione, sa che il fascino della città vecchia c’è, c’è sempre. Bisogna solo avere l’intuizione giusta al momento giusto.

Marco Rizzitano, che si è avventurato in questa impresa, spiega benissimo in questo video come è nata la sua idea di fast food lento, ancorato al territorio, e di come ha messo in piedi questa attività di ricerca/avventura.

Il locale è sempre pieno, bisogna prenotare qualche giorno prima. Mi ha stupito vedere entrare intere famiglie (cioè anche il bisnonno) in questo piccolo laboratorio scommessa catanzarese.

* riflessione semiseria: perché tutta questa importanza-nel titolo- data alle birre artigianali.

L’altro giorno mi sono vista le lezioni fatte da Annibale d’Elia presso il Corso di Politiche Urbane e Territoriali tenuto da Giovanni Laino presso l’Universit di Napoli (invito a guardarlo-tutto- qui).

Tra le tante cose illuminanti, mi ha colpito una riflessione fatta sui tempi odierni e sulla globalizzazione che spesso è sinonimo di appiattimento, omologazione, che spesso viene vista come la causa della morte della piccola e media impresa.

L’ascesa della birra artigianale, invece, è un esempio in positivo di come la società abbia cambiato le carte in tavola.

Se nel 2000 sembrava che tutta la birra sarebbe a breve stata monopolio di due o tre grandi marchi,  nel giro di un decennio si è vista la crescita esponenziale della produzione di birra artigianale, che ha permesso a piccole economie di nascere.

La scelta del Rizzi’s di offrire solo birre artigianali calabre si allinea con questo tipo di economia/filosofia.

Visto che non avevamo prenotato, stava sfumando la possibilità di gustare il famoso panino con hamburger di carne podalica locale: i posti sono pochi, le prenotazioni troppe. Eppure una soluzione ci sarebbe stata: portarsi il panino nella vineria vicina e mangiarlo lì. In quel caso avremmo forse provato un vino (magari locale) e non la birra (che comunque c’è), ma sopratutto avremmo assistito ad un meccanismo di messa in rete di risorse finalizzate ad accendere la città e a farla vivere.

Gliel’ho detto a Tommaso: ‘Non ti preoccupare, fra un po’ ce l’avrete anche voi un po’ di gentrification…’

Tommaso ci aspetta felice

 

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